Presentazione

Casa Marta
Per la realizzazione del progetto è stata fondata nel dicembre 2014 la Fondazione Casa Marta, regolarmente iscritta a registro di commercio e riconosciuta di utilità pubblica e senza fine di lucro e quindi beneficiaria di un totale esonero fiscale.
Altre informazioni sulla Fondazione sono reperibili in altra rubrica di questo sito.

Il progetto di Casa Marta, attualmente in fase avanzata di realizzazione (vedi l’iter sottostante completato anche in altra rubrica), si sviluppa attorno alla ristrutturazione di uno storico stabile ubicato nei pressi del centro cittadino di Bellinzona in Via Guisan 3E, attualmente in disuso da diversi decenni e completamente abbandonato. Lo stesso viene ceduto gratuitamente alla Fondazione in diritto di superficie da parte del Comune di Bellinzona per un periodo di 50 anni.

Il progetto è nato proprio per offrire una struttura di prima accoglienza nel Bellinzonese e Valli che possa ospitare temporaneamente persone che per motivi diversi si trovano in difficoltà ed in particolare senza un alloggio e rete sociale. Si tratta per esempio di persone marginalizzate, giovani in rotta con la famiglia, working poor, mariti allontanati da casa, donne con figli a seguito di divorzio o allontanamento per violenza domestica, persone rimpatriate dall’estero, anziani o famiglie sfrattate, persone sole dimesse da strutture psichiatriche o sanitarie.

 

I servizi offerti
Casa Marta vuole offrire una prima accoglienza (vitto, alloggio, abiti, doccia, lavanderia, ascolto) e un sostegno a lungo termine (aiuto per problemi medici, giuridici, psicologici, finanziari, riabilitazione tramite il lavoro all’interno della struttura, ricerca di lavoro e casa) attivando i contatti con i servizi sociali statali e assicurando loro gli aiuti cui hanno diritto.

Casa Marta potrà colmare, come oggi Casa Astra a Mendrisio, quella mancanza di accompagnamento puntuale che gli sportelli comunali o cantonali non possono sempre offrire per un sovrannumero di utenti.
Il contatto con personale formato disponibile tutta la giornata può creare quella condizione di fiducia che permette alle persone di dare credito e di aprirsi a coloro che sono predisposti, pronti e interessati all’ascolto.

Gli ospiti devono pacificarsi con i propri vissuti, recuperare se possibile eventuali rapporti famigliari e affettivi ed elaborare un nuovo progetto di vita.

 

Il progetto tecnico
Come indicato, il progetto prevede la ristrutturazione di uno storico stabile di ragguardevoli dimensioni, ma attualmente fatiscente, in disuso da diversi decenni e completamente all’abbandono. Si tratta di un edificio del 18esimo secolo, adibito un tempo ad accogliere i viandanti e le diligenze in transito.
Lo stabile è attualmente inserito nella lista quale bene culturale locale ed il suo restauro dovrà così rispondere non solo ad esigenze pratiche e funzionali ma anche essere rispettoso della struttura originaria dello storico edificio, almeno con il mantenimento delle facciate e della volumetria.

Purtroppo lo stato di totale degrado permetterà di mantenere solo i muri perimetrali e i due vani-scala, con lo sventramento e ricostruzione totale delle solette, dei muri interni, del tetto, dei serramenti, dell’isolazione e delle sistemazioni interne.
Il progetto è quindi da considerare come una costruzione nuova, per certi aspetti addirittura più costosa di una effettiva.

Il progetto prevede la creazione al piano terreno di una cucina, una sala mensa-soggiorno ed altri spazi comuni, più due sale d’incontro che potranno essere utilizzate da associazioni ed enti cittadini, favorendo così l’integrazione degli utenti/ospiti con il tessuto sociale locale ed esplicitamente previste dall’accordo con il Comune per la concessione del diritto di superficie.

Al primo piano, oltre all’ufficio, all’alloggio per il sorvegliante-responsabile e alla lavanderia si troveranno i primi alloggi degli ospiti, completati da quelli del secondo piano.

Complessivamente nell’ala nord-ovest in 8 camere (una singola, quattro doppie e tre triple) sono previsti 18 posti letto e nell’ala est sono previsti ulteriori posti letto in 2 appartamentini per famiglie con bambini (6-8 posti), in 2 per coppie (4 posti) e in due monolocali (2 posti), per un totale di 12-14 posti.
Gli appartamentini dovrebbero servire per una prima accoglienza di famiglie con bambini, ma anche per coloro che in situazioni particolari necessitano di una certa indipendenza o di soggiorni più prolungati, richiesti dagli enti collocanti (USSI, Enti sanitari e ARP).

La struttura metterà quindi a disposizione 30 posti letto (ev. ampliabili a 32, se con bambini piccoli).

 

L’iter del progetto
Le ultime principali tappe seguite finora dal progetto (vedi anche “Storia del progetto”) sono le seguenti:

17 aprile 2015: il Municipio, in una conferenza stampa congiunta con la Fondazione, presenta il messaggio per la realizzazione del progetto con la concessione alla Fondazione del diritto di superficie.

9 novembre 2015: il Consiglio comunale di Bellinzona accetta il messaggio con 34 voti favorevoli, 13 contrari ed un astenuto.
Contro questa decisione viene però inoltrato un ricorso al Consiglio di Stato.

29 settembre 2016: Il Consiglio di Stato respinge il ricorso e permette così la prosecuzione del progetto, visto che contro questa decisione non vengono più inoltrati altri ricorsi.

5 dicembre 2016: La Fondazione Casa Marta inoltra una regolare domanda di costruzione per la riattazione dello stabile ex Ostini e la creazione del Centro di prima accoglienza.

30 marzo 2017: Alla Fondazione Casa Marta è concessa la relativa licenza edilizia.

Aprile 2017- aprile 2018: Preparazione dei piani di dettaglio del progetto e dei relativi capitolati d’appalto, verifica ed aggiornamento del preventivo, nel frattempo lievitato a 4,5 milioni di franchi, preparazione di un dettagliato e professionale Business Plan ed inizio della ricerca del sostegno finanziario presso alcune banche e fondazioni.

Maggio-giugno 2018: Concorso ad invito per le principali opere (da impresario costruttore, per gli impianti elettrico, sanitario, di riscaldamento e di ventilazione, per i ponteggi e l’ascensore).
La Fondazione ha quindi stilato una graduatoria interna delle relative offerte, ovviamente sospendendo poi l’assegnazione di eventuali appalti.

10 maggio 2019: Su richiesta della Fondazione viene rinnovata la licenza edilizia, oramai scaduta.

Attuale stallo: La Fondazione sarebbe quindi pronta da oltre un anno e mezzo per iniziare i lavori. L’attuale situazione di stallo è legata principalmente al rifiuto del Municipio di firmare l’atto notarile per la concessione del Diritto di superficie, premessa indispensabile per l’inizio dei lavori, ma al quale ha sempre anteposto la condizione della totalità del finanziamento assicurato.
La Fondazione ritiene invece tuttora di poter più facilmente completare il finanziamento in corso d’opera, grazie alla visibilità e concretezza del progetto.

Con il sussidio cantonale previsto dal Messaggio del CdS no. 7710 e approvato dal Gran Consiglio l’11 dicembre 2019 la situazione si dovrebbe finalmente sbloccare, anche perché, a seguito della decisione del Cantone, il Municipio di Bellinzona ha inserito nel Preventivo 2020 del Comune l’intenzione di fornire un ulteriore non ancora quantificato, ma paragonabile, aiuto al progetto.

 

Investimento e finanziamenti
L’ammontare della spesa totale prevista per il restauro si aggira sui 4,5 milioni di franchi (4’475 mila nell’aggiornamento del 26.11.2018, anche se purtroppo i ritardi accumulati e la necessità di aggiornare gli appalti oramai scaduti non escludono ulteriori leggeri aumenti del preventivo).

Finanziamenti fino al 31.12.19 assicurati o già versati:

Fondazione Casa Marta – fr. 800’000

Comune di Bellinzona (corrispondenti alla somma concessa dal Cantone al momento della permuta per l’abbattimento dello stabile) – fr. 200’000

Fondazione Göhner di Zugo – fr. 250’000

Altre Fondazioni (promesse di versamento) – fr. 180’000

Donazioni di altre Fondazioni e persone private – fr. 320’000

Totale – fr. 1’750’000

Credito ipotecario massimo Banca Raiffeisen – fr. 1’900’000

Importo minimo ancora da coprire – fr. 850’000

Nota: Finora sono già stati spesi, come da preventivo, fr. 250’000, principalmente per il progetto architettonico, quelli degli impianti elettrico e sanitario, perizie e sondaggi, licenze di costruzione, capitolati e concorsi.

 

La gestione operativa
Una volta ultimata, la struttura sarà gestita da personale formato in ambito educativo e sociale (coadiuvato da volontari e civilisti), che permetterà agli ospiti di ritrovare gli strumenti utili al loro reinserimento sociale e professionale.

Gli ospiti stessi saranno chiamati a contribuire alla gestione della casa, tramite la partecipazione attiva ai lavori domestici e di manutenzione e nella misura delle loro possibilità economiche tramite il pagamento di una retta di soggiorno che, come prevede lo stesso Messaggio del CdS, verrà pagata dall’Assistenza sociale nel caso di utenti beneficiari di prestazioni assistenziali.

D’altra parte alcune delle Fondazioni contattate per la realizzazione del progetto hanno affermato che per principio non finanziano costruzioni o riattazioni, ma che sarebbero però disponibili a finanziare la gestione del Centro una volta entrato in funzione.

Un progetto aggiornato di Business plan, basato sull’esperienza dell’analogo Centro di prima accoglienza di Casa Astra (fornibile su richiesta), stima i costi operativi di gestione annuali della struttura da circa 410’000 a 620’000 franchi annui a seconda del tasso di occupazione.

La nostra prima valutazione ci fa ben sperare nella sostenibilità e nell’autosufficienza economica della struttura di accoglienza.